La solitudine del forte

La solitudine del forte

È così? Le persone forti sono sole?

Lo chiedo a voi che siete animealcontrario come me e che sicuramente, almeno una volta nella vita, vi siete sentite dire: “Ah, ma tu sei forte. Ce la fai”.

Non so a voi ma a me questa frase, ascoltata infinite volte, dà la nausea.

Non è che perché siamo forti non siamo umani. Non è che il forte non soffra, non pianga, non trovi ostacoli sulla sua strada. Non è che il forte non abbia bisogno di sostegno, di affetto e magari qualche volta di una pacca sulla spalla.

E soprattutto vi è mai venuto in mente che, se si è forti, un motivo ci sarà? Condividi il Tweet

Oggi vi racconto una storia, una storia preziosa. Una storia che riguarda un uomo abbastanza conosciuto in rete. Un uomo molto riservato, si potrebbe anche dire un po’ misterioso. Uno di quelli che guardi con ammirazione, di cui leggi con attenzione le parole e che percepisci chiaramente come non costruito ma reale.

La sua è la storia di chi si è sentito dire molte volte: “La fai facile tu, sei fortunato. A te va tutto bene. Ci son cose che non puoi capire”. Un forte, per l’appunto. Ma come mi piace sempre sottolineare, innanzitutto un essere umano.

Una persona normale con i suoi fardelli sulle spalle.

Uno che, come quasi tutte/i noi, tante cose non le può capire. Tuttavia, come quasi tutte/i noi, ha avuto una dose sostanziosa di schiaffi dalla vita.

Quindi adesso mettetevi comode/i e sorseggiate una storia che, sono certa, vi piacerà molto.

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L’IMPRINTING

“Avevo 5 anni. Ero un bambino timido e per niente avventuroso. Eppure… un po’ incosciente. Il giardino dei miei nonni era su due livelli, con una differenza di circa un metro. Un giorno decisi di prendere la rincorsa con la mia bicicletta e saltare quel dislivello alla massima velocità possibile. Studiai il posto migliore e, forte del fatto che ormai mi avevano tolto le rotelle, scelsi una zona con atterraggio abbastanza morbido, anche se avrei dovuto passare tra due paletti e sotto un’ asta di ferro poco più alta della bici.

Un successo! Fu la prima volta che riuscii a fare qualcosa che mi sembrava impossibile. La prima volta che scoprii di avere la forza di prendere delle decisioni che non pensavo di poter prendere perché troppo “audaci”. E di riuscire a tirar fuori la forza di affrontare quelle cose che oggi chiamiamo sfide.

Negli anni sono tornato lì con la mente. Ogni volta che mi sono trovato di fronte a qualcosa che aveva un forte impatto sulla mia vita o che mi spaventava o mi lasciava un senso di smarrimento, tornavo a quell’attimo prima di cominciare a pedalare con foga in direzione del mio salto.”

L’ADOLESCENZA

“Di momenti nei quali mi sono trovato a dover tirar fuori quella forza, sempre senza sapere di averla, ne ho avuti parecchi. Da quando mi sono trovato a 17 anni a dover scegliere se continuare a fare il ragazzino o assumermi delle responsabilità. E la scelta fu improvvisa. Una telefonata mi comunicava che il mio papà non c’era più. Ero abituato a veder sparire le persone della mia famiglia. Nei dieci anni precedenti li persi quasi tutti, ma erano tutti molto “anziani” ai miei occhi di bambino e adolescente. Questa volta invece non lo concepivo. Non lo capivo. E fu tosta, tanto tosta.

Scontrarmi con il mondo degli adulti fu complicato anche perché, i primi con i quali ebbi a che fare, si aspettavano da me quello che avevano visto dagli altri membri della mia famiglia. Ma io non avevo né il carattere, né le competenze, né la maturità di nessuno di loro. Però avevo loro nella memoria e, si sa, si impara per imitazione. In qualche modo trovai la forza di fare. Dove? Non lo so, e so anche che non pensavo ce l’avrei fatta. Solo che non avevo alternative: dovevo farlo.

Tra le tante cose di quegli anni da giovane adulto, ci fu anche la voglia di misurarmi con le gare automobilistiche. Ma senza una guida, senza i soldi necessari e senza conoscenze nell’ambiente. E allora imparai a trovare sponsor, a fare trattative, a interfacciarmi con squali che dirigevano i reparti marketing di grandi aziende, oltre a pilotare (che guidare è un gradino sotto) e nuotare in quel mare di figure a volte poco serie del mondo dei motori.

Anni senza grandi risultati finché un giorno successe qualcosa di diverso: una sfida con i campioni veri in una manifestazione internazionale. E ricordo bene la sera prima, quando un amico di vecchia data mi chiese: “Ma domani?”. Ecco, lì scattò qualcosa che mi fece ritrovare audacia e forza e la mia risposta fu: “DOMANI VINCO”. Vinsi e con un margine incredibile.”

DIVENTARE GRANDI

“La forza ho dovuto trovarla quando, intorno ai 30 anni, seppi che sarei diventato padre (oh, ci si spaventa quando non si è preparati!). Ma soprattutto la forza ho dovuto trovarla quando, dopo l’ubriacatura di felicità che ne derivò, dovetti sentirmi dire: “Adesso non lo sei più”. Questo credo sia stato il momento in assoluto più difficile di tutta la mia vita. E non passa giorno in cui non rivolga un pensiero a quel bambino che non c’è più. Francamente non ho idea di come abbia fatto a non impazzire e  a superare la cosa, restando calmo e facendo da supporto alla mamma. Insomma a fare le spalle larghe alle quali appoggiarsi.

Ho dovuto “tirar fuori gli attributi” dieci anni dopo. Quella relazione era ormai insostenibile per entrambi e mi sono trovato costretto a chiuderla. A modo mio. Lasciando un’azienda che funzionava, fondi, contatti e abitazione, e accollandomi un mutuo su una proprietà che non sarebbe mai stata mia (mi scocciava che si potesse anche solo pensare “hai lasciato una persona nei problemi”). Insomma dovevo ricostruire tutto da zero e da solo. L’ho fatto ma ho pagato troppo lo sforzo psicofisico dei due anni successivi. E così mi sono trovato in un ospedale con alcuni problemi di vario genere e con un medico che mi diceva “… e poi risolto questo, dobbiamo procedere anche ad eliminare un tumore che non può aspettare”. Ok, era benigno, ma la forza di stare in piedi non credevo di averla.”

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OGGI

“E sono ancora qui. Nel frattempo mi sono anche innamorato pazzamente di una donna meravigliosa. E di nuovo devo trovare la forza di costruire qualcosa di meglio di quanto abbia mai fatto, lavorando possibilmente molto meno di quanto abbia mai fatto e in modo molto più mirato.

Io non lo so se ho la forza di rimettermi in gioco un’altra volta, ma so che ci metto tutto quello che posso e anche un po’ di più.

Voi che dite, la trovo la forza che serve?”

Questa è la storia di Andrea Girardi (eh già, proprio lui) che ringrazio pubblicamente per avermi donato la possibilità di raccontarla, la sua storia. Una storia che, come lui stesso dice, lo mette a nudo. E mostra tutte le sfide che ha dovuto affrontare, “che sono anche i momenti nei quali hai bisogno di quel qualcosa in più che non sai mai da dove viene. Sì, perché quando la sfida te la scegli, quando è un tuo obiettivo, allora è un conto. Il difficile, invece, è quando la sfida arriva dalla vita e non la vorresti proprio affrontare Condividi il Tweet

Voi che dite? La trova la forza che gli serve?

 

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