C’era una volta… Favolesvelte

C’era una volta… Favolesvelte

Psicoterapeuta, alchimista, redattrice, raffinata conoscitrice dei tarocchi.

Scrive sul suo blog… “storie di uomini e donne persi nel caos delle identità, esseri umani che ritrovano se stessi tra le onde anomale di questo tempo. Utopie, distopie, realtà complesse”.

E va bene, dai, ormai mi conoscete bene: vi sembra che l’idea di intervistare Valeria Bianchi Mian non mi solleticasse un po’?

Claro que sì 😉

E così l’ho fatto, l’ho fatto in occasione dell’uscita di Favolesvelte, il suo primo libro, udite, udite, di filastrocche.

E non sono filastrocche solo per bambini, perché io mi sono appassionata nel leggerle e ho ritrovato dentro un mondo fatato quanto reale.

E adesso godetevi l’intervista e la sua vera protagonista. Vedrete che personcina!

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Nella foto Valeria Bianchi Mian. Photo by Chiara Liverani

1 – In un mondo che va sempre di corsa, dove ormai si pubblicano i riassunti dei grandi classici, dove non c’è tempo per fermarsi a riflettere… perché un libro di filastrocche?

Favolesvelte è un filastroccare rapido. Nomen omen. Il libro in realtà nasce come progetto successivo al blog. Nel web ho curato uno spazio di immagini e parole che è stato attivo dal 1 gennaio 2014 fino al 31 dicembre dello stesso anno. Nella notte di San Silvestro ho cancellato tutto, ma ormai avevo già il contatto con l’editore. Il blog come progetto quotidiano ha richiesto cura, come un bambino, un giardino, un arazzo da filare. Eppure il tutto si è svolto con una certa leggerezza: scrivevo sul tram, in treno, la sera prima di andare a dormire. C’è stato un momento in cui, dopo qualche mese di esercizio, le storie mi si presentavano in testa senza che potessi fermarle e allora dovevo afferrare una penna o l’IPad e scriverle così, al volo, ovunque mi trovassi. Direi che questo modus operandi seriale s’intona molto alla nostra contemporaneità, tutto sommato. Il risultato credo sia proprio un mondo di storielle ad hoc per questi tempi, appunto. Con un’ombra da scoprire, come una mappa del tesoro.

2 – In Favolesvelte usi il termine “essere s-precisi”. Ci spieghi meglio cosa intendi?

Intanto dico che, come scrive Federico Sirianni nella prefazione al libro, puoi leggerle dappertutto le Favolesvelte ma, se possibile, fallo ad alta voce. Secondo lui, “se non vi pigliano per pazzi, funzionano meglio”. Partecipo spesso a reading poetici e, ultimamente, anche a Slam Poetry. La poesia-filstroccheria del caso nasce dal canticchiare versi tra me e me, prende spunto dalle conversazioni quotidiane, dal mio lavoro come psicoterapeuta e psicodrammatista, dalle memorie di dialoghi e confronti amorosi, bizzarri, assurdi. Nascono quindi velocemente e con un certo “suono”. La voce come accompagnamento alla scrittura.

C’è una parte del libro dedicata alle storie “nere”. Molte di queste scritture emergono da una reale esperienza con le ombre celate nell’animo umano. Agli inizi della mia professione ho fatto volontariato in carcere, ho lavorato con donne senza fissa dimora, prostitute, tossicodipendenti, immigrate. Di storie e di immagini ne ho scaffali sinaptici pieni zeppi. Basta attivare un neurone qua e uno là ed ecco, lo dico così con ironia, esce un mostrillo che vuole raccontare la sua storia. Anche questo livello, direi, ha a che fare con il poter riflettere profondamente senza fermarsi troppo, quando nel mondo di oggi tutto va estremamente veloce.

Se poi, attraverso le mie rime e le favole – più per adulti che per bambini – al lettore venisse voglia di rallentare il ritmo per un po’, direi che questo lettore ha trovato la chiave celata nella sveltezza, il lume nella leggerezza.

Non c’è ombra senza luce, fiamma nasce dalla nerezza; rapidamente andavo cucendo un elogio alla lentezza.

3 – Favolesvelte è diviso in tre parti, tre ere della vita: l’Amore, l’Evoluzione, la Morte. Io ho scelto una filastrocca per ognuna di esse. Ti va di rivelarmi la tua guida interiore (cosa ti ha spinto, motivato a scriverle, qual è stato il motore interno) per ognuna di esse?

Equilibrio e Pazzia: Per questa filastrocca i già citati “tempi contemporanei” sono stati di certo calderone e materiale trasformativo insieme. L’essere umano è un connubio di opposti – i quali possono raggiungere un accordo tra loro solo attraverso la coscienza, ma spesso e volentieri restalt=Fanciulla-dragoano tali e ciò si vede molto bene nella nostra epoca dall’anima decisamente frammentata.

L’infanzia di mangiafuoco: Il personaggio di Mangiafuoco mi ha sempre affascinata; avevo voglia di fantasticare sulla sua infanzia, sui traumi possibili, sulla storia della sua vita. Avrà sofferto? Che tipo di avventure avrà vissuto? Ed ecco, ne è nata una filastrocca.

La ragazza drago: Questa storia nasce da un mio disegno, l’illustrazione che accompagna il testo. C’è questa fanciulla con le spine sulla schiena, u
n piccolo drago che abita il cuore di ogni regina. Se noi donne rifiutiamo di scendere a patti con questo aspetto “rettiliano” di noi stesse non possiamo che perdere il contatto con la natura dell’essere, con le profondità della psiche. La ragazza con la pelle di scaglie, istinto primordiale, ombrosa voce del principio femminile (la Lilith, la nerezza) va ascoltata e redenta attraverso la coscienza, pena la morte – sua e della nostra stessa anima. Nella fiaba che ho scritto, meno attenzione viene data alla piccola creatura, più gli aculei che lei porta sulla schiena crescono, mettendo a rischio la vita stessa della regina.

 

E adesso non vi resta che leggerlo, non vi resta che entrare nel magico mondo di Valeria, non vi resta che collegarvi con la parte interiore, pura e incontaminata, e ricordarvi il vostro essere bambine/i. Non vi resta che fare un viaggio dentro voi stesse/i con la leggerezza delle sue filastrocche.

E naturalmente se lo leggerete, fatemi sapere che ne pensate: sono molto curiosa!

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