LA DUNA SOTTO LA LUNA

LA DUNA SOTTO LA LUNA

Era da tempo che volevo scrivere un post sul mondo arabo, un post naturalmente “alcontrario”. Non perché voglia necessariamente essere al contrario in tutto ma perché, nel modo in cui i media negli ultimi anni ci raccontano l’Islam, sento una strana interferenza, una di quelle vibrazioni negative che mi spinge a cercare risposte altrove.

Poi accade che nei meandri del web incroci una donna con cui senti subito affinità.

Questa donna ha scritto una storia, una storia che è il racconto di un grande amore tra due persone e nella quale io ho letto prevalentemente il racconto dell’amore infinito per i luoghi in cui la storia è ambientata, per la gente che li popola, per gli odori, per i colori di quei luoghi.

Ho acquistato subito il suo libro “LIBERI DI CREDERE”, mi sono immersa in quei luoghi e ho lasciato che tutte le informazioni ricevute fino ad allora dall’esterno scomparissero, perlomeno finché stavo tra quelle pagine.

Così e solo così ho trovato le risposte che cercavo. Ed è a questo punto che ho capito che non potevo essere io a raccontarvi di questo mondo a me sconosciuto. Ho chiesto a Mariantonietta, questo è il suo nome, di farlo per me e per voi che state leggendo.

Perciò adesso vi lascio alle sue parole e al mondo magico in cui sarete catapultate/i.

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Mariantonietta Nania

 

“Sono felice ogni volta che posso parlare di Egitto perché ho la sensazione che le mie parole siano in grado di evocarlo e di renderlo reale per come l’ho conosciuto e amato.

Purtroppo recentemente se ne sente parlare spesso, come di un Paese in balia del suo destino, da evitare, da condannare, un mostro. Il mondo arabo islamico incute timore.

E io, che l’Egitto lo amo, soffro.

Ci arrivai una ventina di anni fa con una borsa di studio offerta dal Governo egiziano tramite il Ministero degli Affari Esteri. Dopo la laurea in pedagogia a indirizzo psicosociologico richiesi e ottenni la borsa per portare avanti la ricerca del dipartimento di Psicologia Sociale sulle fiabe. Più precisamente sul parallelo tra le fiabe arabe e quelle europee.

Appena misi piede a terra, dopo il volo, capii che nella fiaba ci stavo entrando io, nonostante lo smog, nonostante il traffico, nonostante l’abisso che c’era tra la cittadina da cui arrivavo (tra Umbria e Toscana, in una verdissima valle circondata da verdissime colline) e il dorato deserto che tutto avvolgeva.

Il Cairo: una bolgia. Traffico disordinato, rumorosissimo a ogni ora del giorno e della notte; milioni di abitanti ammassati e mal distribuiti tra palazzi lussuosissimi, e polverose aiuole spartitraffico, limousine e macchinoni con autista a fianco di carretti trainati da asinelli, asfalti quasi liquefatti dal sole e strade sterrate tra i grattacieli, percorse da greggi di pecore; la monumentale Città dei Morti, popolata dai vivi come un qualsiasi pullulante quartiere, la montagna di spazzatura su cui vivono e creano gli zabbalin, le moschee dagli altissimi minareti, i clacson feroci, le migliaia di voci, il moezin che chiama alla preghiera. Quante contraddizioni in questa città, quanti campioni della nostra variegata umanità. Ci vuole un po’ prima di adattarsi ai ritmi degli egiziani. Ritmi lenti, lentissimi, nonostante il caos frenetico, e incerti. I negozi, gli uffici pubblici, non hanno un orario fisso di apertura e chiusura, gli appuntamenti non hanno valore, non sono impegni, nemmeno se sono di lavoro, i tempi degli spostamenti in città non sono calcolabili né prevedibili… l’intero cosmo ruota e scorre intorno all’eternità che trasudano le piramidi di Giza, lentamente, schiamazzando ma senza la fretta che attanaglia noi. La metropoli si espande, morde il deserto che la circonda, colora il cielo delle sue luci arancio e viola e la notte non arriva mai. I coffe shop profumano di tabacco alla mela e il lieve fumo bianco dei narghilè rende l’atmosfera fatua, mentre il Nilo scorre lento e scuro sotto enormi ponti lambendo le case-barca, i battelli e le feluche.

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Foto di Mariantonietta alle sue dune

 Non mi sono mai sentita così libera come al Cairo. Libera di uscire diretta in un posto e di non arrivarci mai, catturata da mille altre strade sconosciute e piene di colore; libera di vestirmi senza abbinare colori e accessori, libera dalle mode, libera di fare rumore, di vivere con pochi spiccioli in tasca, libera di sorridere a donne e bambini pur senza parlare la loro lingua, di bere tè con loro per strada, libera di professare la mia Fede (cristiana cattolica) e sentire la complicità di chi con coerenza professava la propria, quella islamica. Mi sono sentita libera di uscire a qualsiasi ora, anche di notte, sapendo che ovunque avrei trovato un taxi pronto a portarmi dove volevo e persone gentili, ospitali e accoglienti che hanno sempre fatto di tutto per offrirmi il meglio che il loro paese possiede.

Sì, amo l’Egitto, e non lo amo perché è perfetto o senza difetti, no, l’amore non funziona così. L’Egitto di difetti ne ha tanti perché non è solo dorato deserto, piramidi, oasi e acque cristalline: è fatto di persone, e le persone sono imperfette, come siamo noi, che ci sentiamo spesso superiori e migliori degli altri. Siamo solo diversi. Noi (e per “noi” intendo quelle come me e Noemi) amiamo viaggiare perché per camminare sulle strade del mondo non si può stare sul piedistallo, si deve scendere e alzare la polvere. Solo così si impara che le differenze ci arricchiscono e che la varietà ci fa crescere.

E quando non possono viaggiare con le gambe, quelle come noi, viaggiano con la fantasia, tengono vivi i ricordi e combattono la nostalgia impastando parole e sentimenti. Dai miei impasti è nato “Liberi di credere. Storia di acqua e deserto”, un romanzo che ha dato nuova vita all’amore per l’Egitto e per me stessa e ha addolcito la nostalgia perché mi ha permesso di condividerla. Quelle come noi scrivono per condividere e sono felice che Noemi mi abbia dato la possibilità di farlo in questo spazio. Grazie a chi, giunto a questo punto, avrà sulle labbra un sorriso e negli occhi un’impalpabile duna addormentata sotto la luna.”

Se siete un po’ come noi che “amiamo scendere per strada e alzare la polvere”, che amiamo viaggiare con le nostre imperfezioni, se amate l’Egitto e i suoi profumi di mela e narghilè, vi consiglio vivamente di leggere il suo libro.

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