GRATITUDINE E CONDIVISIONE: PERCHÉ?

GRATITUDINE E CONDIVISIONE: PERCHÉ?

Alle presentazioni di SAFARI ho l’abitudine di fare una cosa alcontrario: iniziare ringraziando.
Sì, perché, di solito, i ringraziamenti si lasciano alla fine degli eventi, quando qualcuno si alza per andar via, o si è finito di ascoltare l’oratore e l’attenzione è un po’ calata.
A volte vengono fatti più per un senso del dovere, perché è “giusto” farli, o semplicemente “pro forma”.
Leggerezza, gratitudine e condivisione sono i capisaldi della mia vita degli ultimi 3-4 anni. Non che non lo siano stati precedentemente, ma in questa parte della mia esistenza hanno assunto un valore concreto, tangibile. Di quello che penso sulla Leggerezza vi ho già parlato in lungo e in largo. Oggi mi dedico alle altre due paroline magiche: GRATITUDINE e CONDIVISIONE.
 
Un momento della presentazione alle TreChicchere a Milano
Per Gratitudine non intendo soltanto quella che provo per un aiuto, un complimento o qualsiasi altra cosa ricevuta dall’esterno. Intendo la Gratitudine a prescindere. La Gratitudine in partenza. La Gratitudine senza aspettarsi niente da nessuno. Intendo un atteggiamento della mente e del cuore, che non è assolutamente semplice e nemmeno scontato.
Per quanto mi riguarda è un vero e proprio allenamento.
Così come un atleta deve fare allenamenti quotidiani per rafforzare i propri muscoli, io mi alleno da anni a provare gratitudine a prescindere.
Ci sono giorni che non la sento affatto, giorni che mi sento la persona più sfigata della terra (avete presente la sindrome di calimero “piccolo e nero”), giorni che mi viene da dire: “Grata de che? Ma VAFFA…”.
Li paragono a quei giorni in cui di fare gli addominali non mi va neanche se mi pagano (beh, dipende da quanto!), quei giorni che trovo ogni scusa possibile e immaginabile per fare un minimo di movimento: “Ho mal di testa”, “Mi sento fiacca”, “No, oggi, no, domani ne farò il doppio (seeee, quando mai?)”.
Insomma un vero e proprio intensive training.
Poi però ci sono quei giorni che mi sveglio e sono grata. Grata apparentemente per nulla, per nulla di particolare. Non ho un nuovo lavoro, Lui non mi ha portato dei fiori, la gnoma ha il solito broncio mattutino. Eppure sento gratitudine, gratitudine e nient’altro.
Ecco perché sono sincera quando, come prima cosa, ringrazio chi mi ha offerto il suo locale per raccontare la storia di Lisa, persone che non mi hanno mai vista prima ma, alla mia richiesta telefonica o dal vivo,hanno detto sì senza indugiare. Ecco perché ringrazio chi decide di leggere il mio blog o il mio libro, senza che ci sia alcuna pubblicità in radio o giornali, solo sulla fiducia, una fiducia anche questa “a prescindere”, visto che la maggior parte di queste persone non mi conosce personalmente, ma solamente attraverso il web.

Ecco perché mi viene spontaneo iniziare il racconto di Lisa con un GRAZIE a chi lo ospita e a chi sta per ascoltarlo.

Ecco perché accade che Lui i fiori me li abbia portati oggi, dopo aver scritto queste parole (che Lui non ha letto) e senza che io mi aspettassi nulla.

SAFARI con birretta prima della presentazione allo Stallo, così mi sciolgo un attimo 😉
E poi c’è quell’altra parolina magica: CONDIVISIONE.
Diciamo che nell’era di internet, questa parola è super-sdoganata. Si condivide la qualunque, foto, pensieri, citazioni, viaggi, persino quante volte vai in bagno (forse in questi casi si potrebbe anche evitare).
Nel mio caso la Condivisione ha un significato personale. Perché prima di tutto io sono una specie di orso. Mi piace la solitudine, faccio fatica a raccontarmi perché ho paura dell’esposizione, ho paura di essere ferita, del giudizio facile e spesso non voluto.
E allora voi vi chiederete: “Com’è che ti è venuto di aprire un blog?”.
A questa domanda non ho ancora una risposta chiara. Banalmente potrei dirvi che l’ho fatto per SAFARI, per poter fare arrivare il messaggio di Lisa a più persone possibili e, per far questo, dovevo mostrarvi come scrivevo. Questa era la mia unica lettera di presentazione.
Ma, e qui viene il bello, non posso non dire che l’apertura di questo blog sia stato un gigantesco guadagno per la mia vita da orso. Ho imparato che espormi non era del tutto deleterio, che dall’altra parte dello schermo c’era una marea di gentealcontrariocome me, che potevo comunicare con loro. E anche la gente aldritto non era poi così male. Ho imparato appunto il valore della condivisione.
In questo quasi anno di Unadonnaalcontrario il bilancio è assolutamente positivo: ho conosciuto donne e uomini con cui condivido un modo di pensare, un modo di vivere. Ho ritrovato vecchie amicizie che mai nella vita avrei pensato di riabbracciare. Ho scoperto nuove realtà, nuovi modi di vivere il web e la realtà intorno a me.
Oggi non sono una persona risolta, ho davvero un mucchio di cose da sistemare, alcune proprio da iniziare, alcune da formulare, alcune da riprendere (cavoli, ho 40 anni e sembro un’adolescente in crisi esistenziale).
Ma mi sento un pezzettino più avanti di quanto non fossi un anno fa. Mi sento un pelino più completa e forse pronta per fare un altro pezzetto di strada alcontrario.
SAFARI & me al Clivo, Roma

Se avete voglia di Condivisione anche voi, lasciatemi un messaggio qui sotto che calimero-Noemi si sentirebbe meno sola 🙂


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